Ernesto Assante, Copio, dunque sono.
Dec 15th, 2008 by paolo
Copio per realizzare la cassetta da ascoltare in macchina o da regalare alla fidanzata e nel farlo mi esprimo, creo qualcosa di mio, che mi identifica e dunque sono. Così riassumo come l’autore di questo ottimo saggio spiega come il dominio della copia sia passato col tempo dalle case discografiche al consumatore.
Il saggio in questione però parte dal principio, da quando dicendo “Vado a comprare la quinta di Beethoven” si intendeva lo spartito e non il cd, vengono toccati tutti i passaggi culturali legati alla musica e ai supporti su cui essa è stata scritta e registrata nell’arco del tempo. L’autore scrive con uno stile chiaro, molto ben documentato e per nulla pesante. A parte il titolo provocatorio, il libro in questione è un ottimo saggio che racconta della musica e dei sui supporti, dei musicisti e delle persone che hanno lavorato, inventato e amato per e grazie alla musica.
Il viaggio che Assante ci fa fare nel tempo con il suo racconto è piacevole e pervaso dell’amore che, evidentemente, lui stesso ha per la musica e per quegli oggetti che, come consumatore di musica, ha comprato, collezionato e curato. Anche la musica vista come bene di consumo viene portata allo scoperto e come essa attraverso i suoi modi di essere fruita non sia tanto “importante per la soddisfazione che può generare ma per come agisca in qualità di marchio di differenziazione socio-culturale”.
Ho letto con piacere questo libro anche se, forse, non l’avrei mai comprato se non avesse avuto quel titolo un po’ provocatorio e se non fosse stato pubblicato affidandosi a un sito di “self publishing” come ilmiolibro.it.
Ero curioso di prendere un libro sul ilmiolibro.it per analizzare dal punto di vista tecnico l’oggetto libro in sé oltre che il suo contenuto. Così ho approfittato dell’occasione e mi è andata decisamente bene dal punto di vista del contenuto, un po’ meno bene, e questo era forse prevedibile, dal punto di vista tecnico.
Ci troviamo davanti, infatti, a qualcosa di meno di una edizione economica di un libro stampato da una casa editrice tradizionale, la copertina è di pessima qualità e, a fine libro, nella parte centrale (sul bordo dove si appoggiano le dita per sfogliare) la pellicola che la riveste ha incominciato a saltare via e la rilegatura a colla non è delle migliori.
Vista quindi la qualità dell’opera mi chiedo perché l’autore non abbia preferito affidare il suo lavoro ad una casa editrice, sono sicuro avrebbe trovato chi glielo avrebbe pubblicato. Forse non l’avrebbero pubblicato con gli stessi tempi o forse ragioni di opportunità visto lo sforzo pubblicitario che ilmiolibro.it sta operando per affermarsi come alternativa valida per autori esordienti.


forse la scelta dell’autopubblicazione è proprio voluta, in quanto è proprio il “salto” della trafila tradizionale l’oggetto del suo studio, quindi ha “dato corpo” al suo ragionamento